Mondo dello sport e Decreto Dignità: se il nodo pubblicità all’azzardo fa discutere

155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto: il Decreto Dignità viene approvato in Senato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto alla voce Legge 96/2018.

Le opposti visioni sulle norme introdotte dal decreto

Il provvedimento è stato fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, in particolare dal vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Come in “Aprile” di Nanni Moretti, c’è ancora bisogno che si dica “qualcosa di sinistra” e stavolta ad accontentare la richiesta sono proprio i pentastellati con un decreto che, non dichiaratamente, pende da quella parte: riduzione degli anni e delle possibili proroghe per i contratti a tempo determinato, contrasto alla delocalizzazione delle imprese, semplificazione fiscale e lotta alla ludopatia.

Ancora da capire, si saprà solo in futuro, quanto questi provvedimenti saranno contestualizzati in un più ampio apparato legislativo, perché è vero anche che la forma è quella tipica degli spot. Quindi uno spot di sinistra? Non esageriamo, stiamo parlando di una base posta nei primi 50 giorni di governo, un impianto di leggi che vuole andare incontro alle esigenze delle persone comuni ma ha bisogno di essere sottoposto al confronto con le parti coinvolte: società, aziende, addetti ai lavori

Questo è sicuramente il caso dell’articolo 9, ovvero del contrasto al disturbo da gioco d’azzardo tramite il divieto di qualsiasi forma di pubblicità: da una parte c’è il Governo e la sua legge, dall’altra gli operatori del settore che tentano di spiegare l’utilità sociale della reclame.

Il Ddl Dignità in breve

All’articolo 9 del decreto c’è tutta la parte riguardante il contrasto alla ludopatia, articolo che in breve contiene:

  • divieto di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d’azzardo;
  • preferire “disturbo da gioco d’azzardo” rispetto a “ludopatia”;
  • aumento sensibile della percentuale PREU (prelievo erariale unico, la percentuale ricavata dallo Stato sul gioco):
  • munire tutte le apparecchiature come slot e videolottery di lettore per tessera sanitaria entro il 2020.

Il primo punto è quello che maggiormente preoccupa il settore dell’azzardo. Per il momento il governo ha concesso la possibilità di rispettare i contratti stipulati prima del 14 luglio 2018 (entrata in vigore della legge), entro e non oltre un anno dalla stipula. I contratti di sponsorizzazione, invece, cesseranno la loro validità entro il 1° gennaio 2019. La violazione dei divieti porterà ad una multa pari al 20% dell’accordo, per un ammontare comunque non inferiore a 50 mila euro.

Lo sport italiano chiede di essere coinvolto

Lo sport viene colpito dal decreto nell’ottica delle sponsorizzazioni e, senza dubbio, vi sarà un danno economico rilevante. Pensando alla sola serie A le squadre che hanno tra gli sponsor una società di betting sono: Milan, Inter, Juventus, Napoli, Roma, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Udinese e Torino. 11 su 20, cioè più del 50%.

Prima della definizione del decreto qualcuno aveva provato a correre ai ripari stipulando i contratti subito prima della sua entrata in vigore. Il vicepremier Di Maio risposte così tramite le colonne de ilfattoquotidiano.it: “Le aziende corrono a sottoscrivere contratti prima che con il DL entri in vigore il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo. Potenzieremo la norma transitoria. I contratti stipulati tra l’approvazione del decreto in CDM e la sua pubblicazione non saranno validi. Ma entro il 2019 cadranno tutti”.

Quindi la maggior parte delle squadre (ma vanno aggiunte quelle delle altre categorie e di altri sport) sono state lese nell’interesse personale ma, giustamente, il giudizio sul decreto in generale è positivo. Così c’è scritto in un comunicato firmato da Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile:

Condividendo l’importanza dell’obiettivo di lotta all’azzardopatia fissato dal Governo, le rappresentanze del mondo sportivo italiano hanno apprezzato la decisione del Parlamento di inserire in legge un impegno del Governo per una riforma complessiva in materia di giochi per eliminare i rischi connessi alla malattia da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario derivanti dal gioco illegale”.

Questo però non toglie che:

In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A […] esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

A chi serve la pubblicità?

Quello su cui sono d’accordo quasi tutti gli addetti ai lavori è che la pubblicità non sia uno strumento puramente coercitivo che invogli al gioco d’azzardo, ma un mezzo utile per distinguere il gioco legale da quello illecito. L’università di Budaberg, in Australia, ha condotto una ricerca su soggetti che scommettono regolarmente giungendo alla conclusione che la pubblicità favorisce un atteggiamento più responsabile.

Prendiamo anche l’esempio del Milan che insieme a una delle storiche aziende del settore scommesse italiano ha fatto partire l’iniziativa “Giù le mani dal pallone” contro il fenomeno del match fixing, ovvero delle partite truccate. C’è il volto di alcuni calciatori alle prese con l’allenamento a Milanello, è stato girato uno spot e sono stati attivati dei corsi per informare gli atleti, soprattutto i più giovani, sulle frodi sportive. Ma c’è anche la presenza del marchio del bookmaker, elemento che di fatto bloccherà la messa in onda dello spot e, dal 2019, la fine della collaborazione con l’A.C. Milan.

Mondo dello sport e Decreto Dignità: se il nodo pubblicità all’azzardo fa discutereultima modifica: 2018-10-19T13:28:43+02:00da max-poker
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